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L’intelligenza artificiale è sempre più abile nel generare immagini, testi e decisioni che sembrano create da umani. Ma se tutto può essere prodotto o modificato, come possiamo distinguere ciò che è autenticamente umano da ciò che non lo è? Storicamente nata per proteggere messaggi segreti, la crittografia può certificare la storia di un contenuto digitale senza doversi fidare della parola di chi lo pubblica. Ma perché la crittografia funziona? Risponderemo a questa domanda usando la teoria della computazione che sottilmente implica ciò che l'intelligenza artificiale può o non può fare.
I confini dell'AI: lezione dalla crittografia
Marco Zecchini
(UNIROMA1)
Marco Zecchini è ricercatore presso La Sapienza Università di Roma. In precedenza è stato postdoc presso l’Università di Salerno e ha conseguito il dottorato in Data Science presso La Sapienza di Roma. I suoi interessi di ricerca riguardano la crittografia applicata (multiparty computation, zero-knowledge proofs) in particolare nel contesto delle applicazioni web. E' stato coautore di circa 20 articoli, alcuni dei quali sono stati pubblicati su riviste internazionali o presentati in prestigiose conferenze di cybersecurity (S&P, IACR Real World Crypto, NDSS).
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